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Non l'ha mandata certo a dire. In una recente intervista rilasciata alla Gazzetta del Mezzogiorno, Don Franco Semeraro, arciprete della basilica di S. Martino, interviene duramente sull'amministrazione comunale condannando la politica vista finora, legata ad interessi puramente personali, incapace di proiettare la città verso il futuro e che lascia nelle mani della burocrazia la gestione del Comune. Il richiamo espresso agli esiti dell'incontro svoltosi in basilica il 2 luglio scorso (con interventi del prof. Carmelo Giacovazzo, del prof. Francesco Lenoci, del gen. Francesco Zito e del prof. Paolo Pavone) pone questo ulteriore intervento di Don Franco in un solco che non è più quello della semplice denuncia ma di una sorta di chiamata alle armi (o, più propriamente, all'impegno civile). Giustamente la chiesa (o almeno la parte di essa più attenta al sociale) non può tacere di fronte allo scempio delle istituzioni e del territorio (centro storico, città nuova ed agro). Non può tacere perchè sarebbe un silenzio carico di complicità, soprattutto ora che la crisi economica generale si è aggiunta a quella, tutta locale, dovuta alla perdita di migliaia di posti di lavoro un tempo impiegati nel settore tessile e nell'indotto. Una crisi (in verità non solo economica ma sociale e culturale, d'identità) che si è abbattuta su molte famiglie spingendo sempre più i nostri ragazzi ad emigrare come avevano fatto i loro nonni e che ha allargato paurosamente le fasce di povertà. Una crisi che la politica non sembra voler (o, nel migliore dei casi, saper) affrontare impegnata com'è a litigare pure sul colore del tessuto delle poltrone da dividersi. Non si è vista in questi anni alcuna azione di sostegno all'economia anche in un ottica di riconversione e diversificazione (turismo, enogastronomia, zootecnia: l'intervento del direttore regionale di confcommercio contro la scarsa qualità degli eventi pubblici a Martina, purtroppo condivisibile, è l'ennesimo schiaffo in piena faccia ad una città in pieno declino). Nessuna opera infrastrutturale: il Centro Servizi per il Tessile di Piazza D'Angiò ne è una testimanianza; l'isolamento viario della città, la caoticità ed inidoneità delle vie di attraversamento e la mancanza di un piano parcheggi sono problemi irrisolti da sempre; senza dimenticare che ancora oggi, con la pioggia abbattutasi, la zona industriale ed il solito, sventurato, quartiere San Francesco son andati in tilt per il consueto allagamento (ne parliamo a parte). Per converso: aumento vertiginoso delle tasse (vedi il caso rifiuti con il nostro ridicolo 4% di differenziata che ci farà beccare pure una salata multa); soldi pubblici spesi in assurde consulenze ed inutili incarichi dirigenziali agli amici; saccheggio del territorio; immobilismo amministrativo; incapacità di gestire finanche la festa patronale. Questo vediamo. Un fermo invito alle maggiori forze economiche della città chiamate ad intraprendere la strada del "mecenatismo" - per essere amati e non temuti dalla comunità - e una chiamata all'impegno civile rivolto alle persone oneste, a quelli che non hanno nulla di personale da difendere o ricercare in politica, a quelli che amano questa terra non per farla propria ma per trasmetterla, ricca e genuina, ai propri figli e nipoti. Così intendiamo (e ci piace intendere) l'appello di Don Franco (che ha già annunciato un seguito dell'incontro del 2 luglio scorso): un richiamo ai politici a seguire l'interesse della città ed un richiamo ai martinesi a seguire la politica. Con animo nobile.
Bravo Don Franco.
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