Chi Siamo
Dicono di noi
Cos'è un blog
Scrivici
Cerca
HOME
INCHIESTE
 
Politica
Società
Ambiente
Economia e lavoro
Sanità
Dai quartieri
Sport
La stampa
Appuntamenti ed eventi
Atti comunali
 
Gli articoli più letti
Gli articoli più votati
Le foto più votate
Links e numeri utili 
 
INCHIESTE: Il distributore Api
11/20/2006
IL DISTRIBUTORE DELLA DISCORDIA.
NONOSTANTE RICADA PER OLTRE META’ SU SUOLO PUBBLICO LA CONCESSIONE VIENE RILASCIATA. IL TAR, INTANTO, DA RAGIONE AL COMUNE. E POI C’E’ IL BALLETTO DELLE CIFRE SULLA DISTANZA DAL DISTRIBUTORE PIU’ VICINO (443 MT SECONDO I VIGILI 
Foto di michele L.
Vota questa foto
Indebita appropriazione del suolo pubblico. Questa è la chiave di lettura di questa storia, simile a tante altre che sono venute fuori in questi anni. Il Comune di Martina Franca, complice l’assenza di un censimento dettagliato delle proprietà pubbliche, rilascia un permesso di costruire su un suolo sulla Valle d’Itria che, però, si scopre essere, per la maggior parte, comunale. La parte ha, in realtà, dichiarato di esserne proprietaria ma la situazione, come emergerà in consiglio, è appunto diversa. Su poco più di 1.100 mq, quasi 600 mq sono demaniali. E poi c’è la questione delle distanze. Quella minima fissata dalla legge all’epoca in vigore era di 500 metri (oggi è di 1.500 mt). Il sopralluogo dell’ufficio urbanistica – arch. Dell’Anno – ne rileva 510. I vigili ed il settore patrimonio ne trovano solo 430. Eppure il permesso viene rilasciato ugualmente e la costruzione dell’impianto procede a ritmo incessante. Ma le carte questa volta parlano troppo chiaro e mettono in evidenza una serie di irregolarità che inducono, a struttura ormai ultimata, all’annullamento del permesso di costruire (14.11.2005) ed all’ordine di demolizione (15.11.2005) entro novanta giorni dalla notifica.
Ma a questo punto è necessario fare un passo indietro.
Il 30.6.2005, quando le irregolarità erano già emerse in consiglio comunale, l’Api s.p.a. richiede al Comune di Martina Franca la concessione dell’area (rivelatasi) demaniale al fine di sanare le irregolarità emerse. Un’istanza analoga viene protocollata al Comune qualche mese dopo (in data 12.10.2005) dalla sig.ra Acquaro Lucia, proprietaria dell’area in questione. Tali istanze, non esaminate dal consiglio perché tenuto all’oscuro, diventano il presupposto per un ricorso al TAR di Lecce (2187/2005 r.g.). L’API s.p.a., infatti, eccepisce la difettosità dell’annullamento del permesso di costruire e del successivo ordine di demolizione. Motivo: il Comune (meglio, il consiglio comunale) non ha dato al privato alcuna risposta alla richiesta di concessione del suolo demaniale, concessione del suolo che permetterebbe di ottenere una sanatoria delle opere abusive. Si giunge, così, alla sentenza n°899/06 del TAR Lecce, seconda sezione, che accoglie il ricorso dell’API s.p.a. proprio perché, pur richiesto, il Comune non ha dato riscontro alla richiesta di concessione.
A questo punto, il 16.2.2006 undici consiglieri comunali (Anania Chiarelli, Franco Mariella, Antonio Ruggieri, Antonio Martucci, Marcello Cantore, Lorenzo Micoli, Antonio Scialpi, Franco Ancona, Giandomenico Bruni, Luca Conserva e Pasquale Lasorsa) chiedono l’iscrizione all’ordine del giorno del consiglio comunale di una proposta di provvedimento in grado di risolvere definitivamente la questione affermando la volontà dell’Ente di non cedere né concedere a terzi l’area demaniale in questione. La questione viene affrontata solo nel consiglio del 25.5.2006 quando, nonostante le ripetute richieste di rinvio formulate dal Sindaco e dai consiglieri Morelli e Passoforte (ufficialmente per consentire agli uffici di predisporre un deliberato migliore), gli 11 firmatari della richiesta di convocazione del consiglio insistono per la votazione di un ordine del giorno con cui “il Consiglio Comunale, preso atto del parere negativo espresso dal dirigente del settore Lavori Pubblici, ing. Rodolfo Nobile, esprime indirizzo di non cedere né concedere l’area demaniale sita in Via De Gasperi”. Dopo l’abbandono dell’aula da parte di molti componenti della maggioranza e dopo la bocciatura della richiesta di rinvio formulata dal Sindaco, la votazione ottiene i voti sufficienti per passare (delibera n°57/2006: 11 a favore, 7 astenuti compreso il sindaco). Contro questa delibera (notificata alla parte solo il 24.10.2006 – con ben 5 mesi di inspiegabile ritardo) l’A.P.I. s.p.a. propone un nuovo ricorso al T.A.R. Lecce chiedendone la immediata sospensione dell’esecutività. Il Tribunale amministrativo, però, questa volta, nella camera di consiglio del 24.1.2007, “considerato che la funzione di cui all’art. 10 bis L. 241/90 può ritenersi realizzata dalla comunicazione al consiglio comunale del parere negativo del dirigente sull’istanza del ricorrente” e “che le ragioni del diniego di concessione del suolo pubblico, ivi indicate e fatte proprie dal consiglio comunale, non appaiono viziate da evidente irragionevolezza” respinge la domanda cautelare (r.g. 60/2007). Erano, quindi, sbagliate le ragioni sostenute dal Sindaco e dalla sua maggioranza. Ora si dovrà procedere al ripristino dell’area ed alla demolizione del manufatto. Una domanda nasce spontanea: ma non si poteva intervenire prima evitando al Comune ed al privato dispendio di energie e di soldi? Perché procedere in certe pratiche (non è l’unica del genere, anzi) anche di fronte all’evidenza di documenti che depongono in senso contrario?
Scritto da Pasquale Lasorsa
Vota questo articolo!
 
Pubblicato in INCHIESTE: Il distributore Api il 11/20/2006
-
Letto 1603 volte | Invia ad un amico
Non ci sono commenti a questo articolo Invia il tuo commento a questo articolo
 
Ultimi articoli pubblicati in INCHIESTE: Il distributore Api
- IL DISTRIBUTORE DELLA DISCORDIA. - 11/20/2006
 
 
 
Ultimi commenti
NON CI SONO COMMENTI PER QUESTO ARTICOLO
 
I sondaggi
MARRAFFA SFIDUCIATO. PRIMO TURNO UTILE PER TORNARE A VOTARE GIUGNO 2010. SEI PER LO SCIOGLIMENTO O PER UN GOVERNO TECNICO?
LASORSA E MARIELLA FANNO RICORSO AL TAR PER LO SCIOGLIMENTO: COME FINIRA'?